Ricomincio dallo Zero.

Non è ricominciare dal nulla. E’ ricominciare da Noi. E’ interrompere questa insana abitudine al pianificare, al dover fare, sempre, per forza. E’ aspettare. E’ reimparare ad annoiarsi. E’ autorizzarsi a vivere come vuoi tu. E’ lasciare che le idee, le intenzioni, i progetti, gli scopi vengano a galla da soli, con i loro tempi. Perché se siamo noi ad estrarli, li corrompiamo. Sempre. E’ rendersi conto che non c’è nulla che tu debba fare o realizzare per forza. E’ sperimentare la vita che attraverso di te si manifesta. E danzare con lei. Questo è lo Zero. Ed è anche l’unico modo per sapere chi sei veramente: non ciò che hai fatto fino ad oggi ma tutte le cose e le potenzialità che potresti realizzare in futuro. Fare piazza pulita di tutte le nostre convinzioni limitanti, dei giochi di potere interiori e lasciarci semplicemente “diventare”. Ricominciando dallo Zero.

Comprare tempo invece di venderlo

Il primo passo è proprio questo.
Ricominciare a valorizzare e a prendersi cura della nostra risorsa più scarsa, non rinnovabile, insostituibile e per questo di valore inestimabile. E’ paradossale come in maniera più o meno inconsapevole sviluppiamo l’abitudine di vendere tempo in cambio di denaro, mentre è proprio il tempo la nostra vera ricchezza. E’ il pre-requisito per re-inventarsi, ci serve per imparare cose nuove, per avere nuove idee e – soprattutto – per coltivare un rapporto più sano e profondo con noi stessi. “La bussola dentro” di cui ho già parlato. Quando non hai abbastanza tempo è perché sei costretto a correre dietro a qualcosa o a qualcuno che non ha effettivamente a che vedere con i tuoi scopi personali. Significa che stai vivendo all’interno di un “sistema vampiro” che si nutre di te e non viceversa. E che ti “cuoce” a fuoco lento. Mi ricordo di aver visto un film, la classica storia del marine americano che va a salvare i compagni detenuti in una prigione nella foresta vietnamita. Li trova e viene catturato.  Immediatamente organizza l’evasione ma non tutti sono d’accordo, molti vogliono aspettare che un intero plotone venga a  salvarli o addirittura pensano che la guerra stia per finire. D’altronde non stanno così male, solo hanno sempre fame perché i Vietcong riducono pian piano la dose di riso proprio per mantenerli in una condizione di debolezza che peggiora molto molto lentamente. Il marine lo ha capito e li avverte: ora avete ancora quel poco di energia che vi consentirebbe di saltare la palizzata ma tra qualche settimana non l’avrete più e allora sarete in gabbia per sempre.  Credo che sia un pò cosi, che ci sia una finestra temporale entro la quale il cambiamento si può fare e si può pianificare, ma oltre la quale non ci riesci più. Ne parlo in maniera più specifica in questo post. Il primo passo per uscire da “Matrix” è iniziare a comprare tempo.

La bussola dentro

In questi primi giorni di vita del mio blog ricevo una mail da un ascoltatore che ha scaricato un podcast che ho rilasciato qui.

Nell’intervista racconto di ciò che vedo intorno a me, tra gli amici che davanti a una birra pronunciano di frequente un mantra molto diffuso: mi sembra che il gioco non valga più la candela (a commento della loro generale qualità della vita).

Questo amico – accennando ad una transizione che sta vivendo – mi scrive: …poi vedremo via via che fare, rimanendo sintonizzato su me stesso full time…..

Trovo questa immagine fortissima. Restare connessi a sé stessi full time, senza più farsi portare altrove.

È proprio così, il cambiamento (quello vero) fa sempre paura, l’antidoto di questa paura è sempre l’azione, ma l’azione ha bisogno di guida e la stella polare che dobbiamo guardare è quella dentro di noi. Sempre.

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Via da matrix, il libro

La prima stesura di Via da Matrix risale a dieci anni fa e in questo lasso di tempo sento che le avvisaglie di “rottura” del “sistema” sono arrivate a piena maturazione.

Il disagio che portò me a cercare una “via di fuga” per giungere ad una linea di cambiamento, ad una soglia da oltrepassare, lo sento testimoniare oggi da sempre più persone.

Ma cosa si è rotto? Che cosa sta risvegliando un’anima ribelle in molti della mia generazione? Forse la sensazione sottile che il modello di vita fondato sul lavoro come proprio oggetto di culto e sul consumo come strumento di affermazione sociale e di suggellamento della propria identità…è una sòla. Una fregatura. Perché ti ruba il tempo, la nostra risorsa più preziosa.

VIA DA MATRIX di Enrico Giraudi - 8arts Ed.- Cover KindleGià, perché per vivere ci vuole tempo e di qualità. Per fare esperienze vere, nel mondo reale, ci vuole tempo di qualità. E non è il tempo delle ferie natalizie o agostiane quello di qualità. Quella è l’ora d’aria di un galeotto. Perché anche quel tempo diventa tempo di consumo, nel quale cerchi di fare più che puoi nell’illusione che consumate così di fretta quelle esperienze ti nutrano l’anima.

E invece non funziona così: vivere è avere il tempo di annoiarsi, di ascoltare come stai dentro, di lasciarsi ispirare dai propri segnali sottili, di sperimentare, di sbagliare, di prendersi cura delle relazioni importanti (essendoci quando serve e non quando puoi) di seguire il proprio fiuto e progettare con fiducia nuovi futuri possibili.

Ma la mia generazione è stata addestrata specificamente al modello del “consumo quindi sono” – mi indebito per consumare di più – lavoro per pagare i debiti – il lavoro mi mangia il tempo. Non siamo stati addestrati a vivere nella giungla da esseri liberi (con tutte le scomodità ed incertezze del caso naturalmente) ma a vivere in cattività con mille comodità (tutte a pagamento).

Ecco perché – se in quel modello non ci stai più bene – ti sembra quasi “illegale” anche solo il pensare di uscirne. E per farlo devi prendere proprio una lunga rincorsa. Per rompere quel velo di domopak che c’è tra te e la tua verità, tra il tuo io ipnotizzato e il tuo Sé autentico, tra la vita come te la raccontano e la vita come è davvero.

Questa seconda edizione – con qualche aggiunta al mio diario di viaggio – è dedicata a tutti quei quaranta-cinquantenni che stanno scalpitando, che vogliono diventare “pirati” abbandonando la “marina militare”. E spero che la mia testimonianza possa incoraggiarli e dargli forse qualche spunto utile.

Ai giovani trentenni invece questo libro non serve perché loro sono già oltre, molto oltre.