“Connessioni” autentiche

Per un team cross-funzionale di circa cinquanta persone, riunitosi in occasione del lancio di un nuovo prodotto farmaceutico, mi è stato chiesto di facilitare una sessione sul tema della “connessione” e della “relazione”. E insieme al cliente abbiamo deciso di lavorare in maniera esperienziale e creativa utilizzando la plastilina colorata: il “pensare con le mani”. Perché?
Perché esprimere qualcosa di noi attraverso un’attività creativa e simbolica ci consente di raccontarci all’altro in maniera più spontanea e naturale. La mente si fa da parte e ci permette di arrenderci a ciò che siamo, di lasciarci esprimere anche quelle qualità che potremmo ritenere meno utili o funzionali ad un contesto lavorativo. La connessione più vera e profonda tra gli individui inizia proprio da quì: dal lasciarci sfuggire – come per distrazione – qualcosa di noi che rivela una piccola verità e talvolta una umana vulnerabilità. E come insegna Brené Brown nel suo famoso speech The Power of Vulnerability è proprio questo uno dei segreti per costruire relazioni forti e durature sia a livello individuale che di gruppo.

Ecco una breve narrazione dell’attività e dell’esperienza che abbiamo condiviso.

Sedersi uno di fronte all’altro, dopo essersi casualmente ma spontaneamente scelti. Decidere la giusta distanza tra le proprie sedie, quella che fa sentire vicini mantenendosi a proprio agio. E poi chiudere gli occhi per cominciare a scolpire con le proprie mani un’immagine di Sé. Nel silenzio, senza fretta, prendendosi – per una volta – tutto il tempo di cui si ha bisogno. Aspettando che siano le proprie mani a cominciare il lavoro e non la propria testa a dare le istruzioni. E, solo quando le proprie mani si sentono soddisfatte, riaprire gli occhi offrendo all’osservazione reciproca le “forme” che sono state create. Ascoltare e ricevere in silenzio ciò che la propria “opera” racconta alla persona di fronte a sé. Scoprendo cose che lui o lei vede e che a noi stessi erano forse sfuggite. Sentendosi visti attraverso proprie qualità, che talvolta sul lavoro si tengono nascoste. Accorgersi di quanta cura, rispetto ed attenzione ci sia nelle parole dell’altro, nel dosarle per essere sicuro o sicura di non farci male. Accorgersi di cosa significhi ascoltare senza intervenire, ricevere senza giudicare, accogliere ciò che l’altro ha da offrire facendolo sentire pienamente accolto.

Un “grazie” a tutti i partecipanti per avermi permesso di guidarli in questa esperienza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...