Il cambiamento: amico o nemico?

(english version to the bottom)

Io cambio. Io vengo cambiato.
Capita che il cambiamento lo si decida noi ma capita molto più spesso di trovarci nella condizione di gestire un cambiamento che non ci aspettavamo.
E anche quando siamo noi a decidere di cambiare, quella del controllo è l’illusione in cui cadiamo più spesso. Perché c’è sempre qualcosa che non possiamo prevedere e di cui mai avremo il pieno controllo. Il cambiamento è come camminare sulla superficie terrestre: il tuo nuovo orizzonte si svela soltanto mentre sei in cammino. Ma non succede mai di riuscire a vederlo già dalla partenza.

Il cambiamento fa paura, è naturale che sia così.
E quando ci sentiamo in pericolo il nostro cervello “rettiliano” (quello più antico che presiede alle nostre risposte istintive) ci fa reagire come gli animali: attacco, fuga o finzione (di essere morto, come fa l’Opossum).

E di fronte al cambiamento diciamo che le nostre emozioni si posizionano a due estremi: una totale passività che ci fa sentire “prede” del cambiamento o una totale aggressività che si esprime nel suo completo rifiuto: il cambiamento è un nemico e non lo farò entrare nella mia vita…

Ma esiste una terza possibilità, quella di cercare un proprio equilibrio fra questi due opposti.

Ecco qualche riflessione sulle strategie utili per affrontare il cambiamento e trovarvi il proprio equilibrio::

1. Noi siamo soprattutto quello che di meglio possiamo ancora diventare
Fino a quando continueremo a definire la nostra identità guardando al passato (al nostro CV), beh il cambiamento sarà sempre una ferita aperta, perchè la sensazione sarà quella di un “furto di identità”. Già perché non è cambiamento se continui a fare ciò che hai fatto e come lo hai fatto fino ad oggi. Ma se cambiamo prospettiva, se accettiamo che quello che noi siamo davvero sono le nostre future potenzialità forse il cambiamento assume un ruolo diverso e per alcuni diventa veicolo di inaspettate scoperte su di Sé.

2. Se il cambiamento ci fa paura l’antidoto non è il coraggio, ma l’azione.
Proprio come fanno i bambini che di fronte a qualcosa di nuovo lo esplorano, lo toccano, ci si arrampicano. Lo lasciano entrare nella loro vita per farne esperienza e solo allora lo giudicano. L’esplorazione del nuovo si accompagna sempre ad una sensazione di “possibilità” e quando la sentiamo dentro di noi, ecco che la nostra mente si convince che il cambiamento si può fare.

3. Solo se ci arrendiamo ad una situazione nuova, poi la possiamo modificare
La resa non è sconfitta è soltanto un “abbassare le armi”, poter conoscere meglio il cambiamento, per dargli una possibilità di farsi sperimentare.. Di trovare al suo interno lo spazio per modificarlo a nostro vantaggio. Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato. Diceva Carl G. Jung.

4. Non possiamo affrontare il cambiamento senza delle “costanti”
La vita non può essere solo cambiamento perché ognuno di noi ha bisogno di punti fissi, di riferimenti, di un “àncora” che ci aiuti a mantenere una nostra stabilità. Quest’ancora non è l’abitudine ma il nostro “perché personale”, ciò in cui crediamo, i nostri valori. Quando siamo presenti a noi stessi e consapevoli dei nostri valori e di ciò che è veramente importante per noi, abbiamo più forza per adattarci al “nuovo”.

5. Possiamo cambiare solo se ci diamo il permesso di sbagliare
Il nuovo è sperimentazione, talvolta è imparare daccapo ed è sempre spingersi in territori inesplorati. Ecco perché così di frequente vediamo il cambiamento come un nemico, perché abbiamo paura di sbagliare e di essere giudicati per questo.
Proprio su questa ultima riflessione – la più importante – mi piace condividere la testimonianza di un grande del Basket: Michael Jordan. “Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi alla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”

Grazie a Lorenzo Merli,  Laura Travierso e Gianluca Campagnani per avermi permesso di contribuire al Business Day di LR Health & Beauty.

 

IS CHANGE MY FRIEND OR MY ENEMY?

I change. I am changed.
We are sometimes the ones who choose change in our lives, but more often than not, we’re having to deal with the effect of changes that we really weren’t expecting. And even when we are the ones driving change, we often kid ourselves that we can remain in control. Instead there is always some unseen element that can never fully be controlled. Change is like walking on the surface of the Earth: a new horizon only appears when you move forwards some distance. You won’t have clear picture of it at the starter line of any change journey.

We do tend to be frightened by change. It’s completely normal.
And when human beings feel at risk, our reptilian brain (the one which rules instinctive reactions) makes us react using three strategies that animals typically employ: attack, escape or pretence (deaf fiction, like the one the Opossum uses).

When we face change we tend to embody two opposite state of minds: feeling totally passive as if we were “pray” to change, or else a rather aggressive and strong refusal, or resistance to that change, i.e. ‘change is the enemy and I won’t let it into my life’.

But there is a third possibility – to find a balanced place between these two polar positions. I’ve seen people do this often in my work as a counsellor. Let’s see what I learnt from those people, which works very effectively as way of turning change into an ally…

  1. Change the story about who you are, to reflect your best self
    Until you stop seeing yourself and your identity as the list of all your accomplishments and how you did it things up until now, change will always create suffering. Because it will oblige you to do things differently from the past (or we couldn’t call it “change”) and you’ll see change as the robber of your identity. But what if we shift stance and realise that who we are is not only what we did previously (and how we did it), but also innate potential of who we’re becoming – a future self. Then maybe some of you may experience the change as an extraordinary vehicle of discovery for finding the true you.
  2. When we are frightened by change, it’s not courage we need but action
    Courage is just a concept and you cannot become courageous in a mere snap of the fingers. Courage comes from experience, experience produces trust in yourself and trust produces courage. We have to learn from little kids: when meeting something new, they climb it, they taste it, they touch it, they experience it. When we are in a direct experience, our body can feel the pleasure of that newness, a taste of the possibilities it holds, and when we feel this inside, our mind begins to believe that it can now be a feasible pathway.
  3. In meeting change, we have to “surrender” and then work with it
    Surrender is not defeat, not at all. It’s a lowering of defences, and an attitude of mind that allows us to let changes in, so that we can get to know them, evaluate them and…find the space to shape it, and make it more “personal”. What you strongly oppose gets stronger through resistance. What you accept, you will be able to modify. Said C.G.Jung.
  4. Within change you need stability
    Within times of change, it’s also important to hang on to some things that you can rely on. You need “anchors” that help to provide a felt sense of stability during the flux. But that “anchor” cannot be old habits (if they’re not under pressure to change it’s not really evolutionary change). Instead it must about your “why”, your “raison d’être”, your values, what really matters to you in life. When we are conscious and mindful – in the here and now – attuned to both ourself and our values, we can embrace change with more ease, positivity and inspiration.
  5. Give yourself permission to fail
    Change and new discovery is all about the unknown. It’s all about prototyping and experimentation, it’s all about un-learning and re-learning. How many mistakes can we make? As many as we need to learn. That’s it. But how can we experiment without a willingness to fail? How can we manage change if we are too scared to be judged. That’s why change is often felt as a threat. Because the harshest judge is our own self!
    See what the guru of Basketball – Michael Jordan – says about mistakes: “I made at least 11 winning shots at the end bell in my life and other seventeen times at no more than ten minutes from the game end, but in my career I missed more than 9.000 times I’ve lost more than 300 games. 36 times my teammates trusted me to take the decisive shot and I failed. I failed so many times in my life, so many times. And this is the reason why, in the end I won everything.”

Thanks to Lorenzo Merli, Laura Travierso and Gianluca Campagnani for having brought me in to offer a session at the Business Day with LR Health & Beauty.

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