Il paradosso dello smart working: connessi e “disconnessi” allo stesso tempo.

Per causa di forza maggiore i team di lavoro si sono ritrovati “spacchettati” ognuno a casa propria. Altamente connessi a livello digitale ma scollegati da quel rapporto umano che dà senso al nostro lavoro e che rappresenta il collante più importante di un team (perché alla fine – come insegna la psicologia del lavoro – l’obiettivo comune da raggiungere da solo non basta mai). Se da un lato lo smart working può essere il tripudio della comodità (in periodi di normale quotidianità) di questi tempi può anche essere la vetta stessa dell’alienazione lavorativa. E questo non solo perché passare otto o dieci ore attaccati ad un pc in una video-call dietro l’altra è oggettivamente faticoso, ma anche perché nella maggioranza dei casi questa concitata prosecuzione a domicilio di una apparente normalità lavorativa fa a pugni con la realtà emotiva che ognuno di noi si porta dentro. E da questo nasce una sorta di tensione tra il nostro lavoro che continua a correre e noi che avremmo bisogno di rallentare per darci il tempo di elaborare ciò che sta succedendo e il modo in cui ognuno di noi lo sta vivendo e affrontando. E – perché no – elaborarlo con il nostro gruppo di lavoro per fare tesoro dei diversi punti vista, dei tanti sguardi, della varietà di emozioni e della ricchezza di risorse che un team può mettere a disposizione.

Proprio perché siamo in “isolamento” non è il momento di stare da soli. Tra le tante video-call della nostra settimana in smart-working, potremmo forse dedicarne una al condividere nel gruppo di lavoro come stiamo vivendo tutto questo. Per dimostrarci che non stiamo portando avanti il nostro lavoro “come se nulla stesse succedendo dentro di noi” e che continuiamo a vederci e a riconoscerci prima di tutto come persone che in questo frangente vivono una fatica, che stanno reagendo come possono e che vivono emozioni. Come stiamo vivendo questa emergenza? Che cosa ci sta facendo imparare di noi? Di cosa sentiamo il bisogno? Non c’è nulla di male nell’accogliere tutto questo nel proprio gruppo di lavoro, anzi non può che rinforzarne l’intesa e l’empatia al suo interno rinforzando una connessione umana che – se “facciamo finta di nulla” – la distanza potrebbe distruggere e la connessione digitale – da sola – non sarà mai capace di ristabilire.

L’opportunità che i gruppi di lavoro oggi possono decidere di cogliere è quella di trasformare in consapevolezza collettiva questo momento non-ordinario della propria vita organizzativa, professionale e individuale. E così facendo trovarsi meglio preparati ai cambi di paradigma ai quali questa crisi ci chiederà di adattarci. Oppure possiamo continuare a lavorare facendo finta di nulla e ritornare tra un pò nei nostri uffici esattamente uguali a prima. Ma in un Mondo che non sarà mai più lo stesso.

Se sei interessato scarica la scheda del servizio offerto ai teams in smart working:

Smart Care 4 Smart Workers

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