Quando il Mercato non c’è più, ci siamo Noi.

Per capirci: non sono un “hater” del Mercato né delle logiche commerciali anche perché sono stato un pubblicitario per quasi vent’anni e di Mercato ho vissuto e mangiato prima di diventare un Counselor e dedicarmi al mestiere della relazione di aiuto (e in fin dei conti anche un Counselor senza un Mercato…è morto).

Ma la qualità di tempo che sto vivendo in questo momento di “Mercato congelato” mi fa riflettere: mi trovo a pensare che nel continuo tentativo di vendere qualcosa a “qualcuno” – che è la sceneggiatura lavorativa più diffusa al Mondo – alla lunga tendiamo a trasformarci in quel “qualcuno”. Come se esistesse un misterioso meccanismo che nel tempo ti trasforma in ciò verso cui proietti le tue intenzioni e la tua attenzione. Peccato che quel qualcuno non sei tu, ma un’altro. E così – dopo anni -può capitare di avere la sensazione di vivere dentro a un guscio vuoto…

Così, quando un evento extra-ordinario ti tira fuori a forza dalla sindrome del “venditore compulsivo” ti accorgi che cominci a ritrovarti. In pratica: ti disperi…però ti ritrovi.

Che è una gran bella cosa.

Poi, subito dopo, ti dici: “ok e adesso cosa diavolo vendo e a chi?” E inizi a ricostruirti ma partendo da te, dai tuoi veri talenti, da ciò che ami davvero, dalle tue predisposizioni anche quelle “sfigate” (che tutti ti dicevano che non ci potevi mangiare), da quello che hai voglia di fare. Punto. Cercando di farne il tuo “mestiere” invece che il tuo “lavoro” (cercate l’etimologia delle due parole, ne vale la pena).

E vi assicuro (lo dice il “pubblicitario”) che “comportarsi come se non ci fosse nessun mercato”…potrebbe essere il marketing del futuro.

Ma torniamo a noi.

Come diavolo fai a ritrovarti se ti sei dimenticato da mezza vita? Sicuramente non ti ritrovi arrovellandoti sulla tua scrivania o compilando fantastici schemini strategici o rispondendo a tavolino a batterie di buone domande (anche se molto intelligenti).

Devi “distruggere”…con una buona dose di amorevole gentilezza nei tuoi confronti. Ma devi “distruggere”. Devi destrutturare la tua impalcatura dall’interno. Devi far esplodere con amorevole violenza l’armatura che ti sei costruito per piacere ad “altri”, per conquistare il consenso e l’approvazione dei tuoi “clienti” immaginari e anche di quelli reali.

L’armatura non si scolla manco morta se sei troppo “educato”, se rispetti le regole a cui ti sei affezionato per giustificare un piccolo tradimento di una parte di te. Ci vuole un atto di ribellione creativa che, come dice Philippe Petit, non può che essere un atto sovversivo. Nel nostro caso, non sovversivo nei confronti della Società, della sua morale o delle sue regole di convivenza ma sovversivo nei confronti dei tuoi personali schemi e delle tue convinzioni storiche. Di quel racconto – forse non abbastanza lucido – che hai divulgato di te per un pezzo della tua vita.

E dove troviamo questa “violenza” gentile ma sovversiva al punto giusto? Agli antipodi del Mercato: nell’Arte. Solo ed esclusivamente nell’Arte.

Perché l’Arte è per definizione priva di scopo ed estremamente ricca di quell’urgenza di verità personale che la rende incorruttibile. Per ritrovare chi sei devi tu stesso diventare interiormente incorruttibile. Mi riferisco all’urgenza dell’artista di esprimere “ciò che c’è” nel luogo interiore dal quale lui o lei opera. Che piaccia o meno ad un mercato non gli importa (naturalmente non mi riferisco a quella “deviazione” che è il commercio dell’oggetto artistico). Praticare una disciplina artistica non ci dà alcuno scampo: per praticarla devi entrarci dentro e per entrarci dentro non puoi mentire a te stesso, puoi solo arrenderti a ciò che sei veramente.

Grande sviolinata agli artisti…MA anche l’Arte qualche difettuccio ce l’ha: è talmente libera ed effimera che spesso non riesci a riportare sul piano cosciente e di realtà ciò che ti sta insegnando. Ti fa “sentire”, ti “ispira” ma non sempre ti trasforma perché la trasformazione è un lavoro “sporco” che richiede che l’intuizione artistica venga anche “scaricata a terra” e compresa cognitivamente. O almeno questo deve accadere se vuoi utilizzarla come risorsa in un autentico percorso di crescita personale finalizzato all’integrazione dell’Io con il Sé (come diceva il buon G.Jung).

E quindi? Quindi mi è venuta un’idea.

Quella di raccogliere intorno a questa riflessione un piccolo gruppo di artisti: Anna Torre che scolpisce la pietra, Martina Franzini insegnante di Danza che sperimenta il potere del movimento corporeo in tutte le sue forme, Alessandra Notarnicola cantante lirica che insegna canto e lavora sul potere terapeutico della voce, Roberta Bianchini TeatroCounselor e maestra nel lavoro sul clown e sulla sua capacità di rivelare le nostre maschere e Ugo Rizzo, formatore e insegnante di Biodanza con una sensibilità unica nel fare emergere le autentiche qualità umane con il suo lavoro sulla comunicazione interpersonale.

Ed io, fatto quasi esilarante considerata tutta questa filippica, l’unico non artista del gruppo che avrò il ruolo di guidare e accompagnare chi lo vorrà in un lavoro su di Sé sperimentando una o più di queste discipline artistiche e aiutandolo o aiutandola nella riscoperta del suo prossimo autentico passo.

Il primo passo per uscire da questa emergenza come individui meglio presenti a sé stessi, più forti e più capaci di scelte consapevoli. O più capaci di cambiare e di riconfigurarsi anche sul piano professionale. Eventualità non così remota, date le attuali circostanze.

Questo laboratorio sulla riscoperta di Sé nasce in questo momento – opererà in via digitale fino a quando non sarà possibile lavorare in presenza – e ancora non ha un nome (o un Brand come direbbe il “pubblicitario”). Ma non importa perché i Brand servono solo se c’è un Mercato. E in questo preciso momento il Mercato si è preso una bella vacanza!

Chi avesse altre curiosità in merito al progetto può contattarmi su LinkedIn o direttamente via mail scrivendo a: enrico.giraudi@gmail.com

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