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Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(11×33)
Il “pensiero pirata”.

Il periodo tra Natale e Capodanno è sempre stato, per me, come un periodo di “bonaccia” per un marinaio. Come uno di quei giorni di acque calme senza vento che a Gallipoli si interpongono tra il vento di tramontana e quello di scirocco. E’ un momento nel quale riesce naturale dare un’ occhiata all’anno che finisce ed una all’anno che comincia.
A cavallo tra ciò che è già stato e ciò che ancora non è, c’è una finestra di “possibilità”: quella di permettere che un tuo spontaneo “pensiero pirata” prenda forza e si innesti dentro di te.
Un pensiero “pirata” perché non regolamentato dalla tua autorità interna o dal tuo senso del dovere, ma figlio solo del tuo “senso della felicità”. Un pensiero “pirata” perché crede alla ricerca del suo tesoro, non si lascia corrompere dal cinismo e non si lascia fermare da niente e da nessuno. Una convinzione anche piccola, ma che una volta innestata dentro, qualche frutto lo porta sempre. Fai un pensiero “pirata”. Proprio ora. E poi passa del tempo con lui.

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(8×33)
Solo vagando senza mèta, arriviamo dove dobbiamo arrivare.

Ogni volta che decidiamo una destinazione precisa,
impediamo al “caso” di fare il suo lavoro.
Lo facciamo perché avere una destinazione,
ci dà un apparente senso di sicurezza.
Perché così evitiamo il “vuoto”,
e il panico che ne consegue.
Non avere una mèta,
consente alla mèta di trovare noi.
Un bivio preso a caso,
una strada che si rivela un vicolo cieco,
un “arrivo” che ci delude,
e poi ripartire,
per riprovarci quante volte serve.
Rinnovando ogni volta la fiducia,
al nostro “sesto senso” appena nato.
Non esistono errori,
ma solo “prove generali” di Libertà.
Fino a quando non arriviamo,
dove vogliamo stare per davvero.

 

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(7×33)
Entrare nello “Zero”.

Per entrare nello “Zero”,
nello spazio della nostra intuizione profonda,
dobbiamo modificare (almeno temporaneamente),
il modo in cui stiamo nel Mondo.
Dobbiamo “sospendere” le nostre abitudini mentali.
In particolare, le idee che ci fanno evolvere e progredire,
nascono da una personale condizione di “resa”.
E’ come se fossero sempre intorno a noi,
per palesarsi alla nostra attenzione,
appena ci “mettiamo da parte”.
Più ci siamo Noi,
meno ci sono Loro.
E viceversa.

 

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(6×33)
Il lavoro nobilita l’uomo?

Raramente. Molto raramente.
Perché ci nobilitiamo – come esseri umani – solo nella nostra libera espressione creativa.
Dovunque esista un compito o uno scopo che non sia prefissato da noi, non vi è crescita.
Vi è adattamento alle aspettative ed agli scopi altrui o di un “mercato”.
E in questo – non si può negare – c’è lo sviluppo di enormi capacità e talenti.
Ma, che se non vengono orientati verso un proprio intento personale,
non ci portano a progredire come “anime”.
In questo mondo costruito sul debito e – di conseguenza – intorno al lavoro come “oggetto di culto”, non c’è più “tempo nostro”.
Che è il tempio del nostro “Zero”,
che è la casa della nostra creatività.
Ricominciamo dal “tempo nostro”,
riconquistandolo piano piano,
metro per metro.
Con intelligenza, saggezza e determinazione.
E vediamo dove ci porta.

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(5×33)
Educazione adattiva o educazione evolutiva?

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E’ il grande interrogativo di sempre.
Ed è la grande “battaglia” in corso.
Perché la società ha bisogno tanto di stabilità,
quanto di innovazione e cambiamento.
L’educazione adattiva ti insegna ad applicare per bene, ad analizzare e raggiungere l’obiettivo e del tuo codice binario valorizza l’ “Uno”.
L’educazione evolutiva crea le condizioni perché tu possa esprimere il tuo massimo potenziale creativo ed intuitivo e del tuo codice binario valorizza lo “Zero”. Ti insegna non solo a capire ma anche a “sentire” l’informazione, imparando a discernere ciò che ti rappresenta e a difenderti dalla manipolazione.

In un’epoca nella quale l’individuo è spesso fragile e confuso,
lo “Zero” è un ottimo “punto di osservazione”,
per capire meglio il Mondo che stiamo vivendo.