Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(8×33)
Solo vagando senza mèta, arriviamo dove dobbiamo arrivare.

Ogni volta che decidiamo una destinazione precisa,
impediamo al “caso” di fare il suo lavoro.
Lo facciamo perché avere una destinazione,
ci dà un apparente senso di sicurezza.
Perché così evitiamo il “vuoto”,
e il panico che ne consegue.
Non avere una mèta,
consente alla mèta di trovare noi.
Un bivio preso a caso,
una strada che si rivela un vicolo cieco,
un “arrivo” che ci delude,
e poi ripartire,
per riprovarci quante volte serve.
Rinnovando ogni volta la fiducia,
al nostro “sesto senso” appena nato.
Non esistono errori,
ma solo “prove generali” di Libertà.
Fino a quando non arriviamo,
dove vogliamo stare per davvero.

 

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(7×33)
Entrare nello “Zero”.

Per entrare nello “Zero”,
nello spazio della nostra intuizione profonda,
dobbiamo modificare (almeno temporaneamente),
il modo in cui stiamo nel Mondo.
Dobbiamo “sospendere” le nostre abitudini mentali.
In particolare, le idee che ci fanno evolvere e progredire,
nascono da una personale condizione di “resa”.
E’ come se fossero sempre intorno a noi,
per palesarsi alla nostra attenzione,
appena ci “mettiamo da parte”.
Più ci siamo Noi,
meno ci sono Loro.
E viceversa.

 

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(6×33)
Il lavoro nobilita l’uomo?

Raramente. Molto raramente.
Perché ci nobilitiamo – come esseri umani – solo nella nostra libera espressione creativa.
Dovunque esista un compito o uno scopo che non sia prefissato da noi, non vi è crescita.
Vi è adattamento alle aspettative ed agli scopi altrui o di un “mercato”.
E in questo – non si può negare – c’è lo sviluppo di enormi capacità e talenti.
Ma, che se non vengono orientati verso un proprio intento personale,
non ci portano a progredire come “anime”.
In questo mondo costruito sul debito e – di conseguenza – intorno al lavoro come “oggetto di culto”, non c’è più “tempo nostro”.
Che è il tempio del nostro “Zero”,
che è la casa della nostra creatività.
Ricominciamo dal “tempo nostro”,
riconquistandolo piano piano,
metro per metro.
Con intelligenza, saggezza e determinazione.
E vediamo dove ci porta.

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(5×33)
Educazione adattiva o educazione evolutiva?

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E’ il grande interrogativo di sempre.
Ed è la grande “battaglia” in corso.
Perché la società ha bisogno tanto di stabilità,
quanto di innovazione e cambiamento.
L’educazione adattiva ti insegna ad applicare per bene, ad analizzare e raggiungere l’obiettivo e del tuo codice binario valorizza l’ “Uno”.
L’educazione evolutiva crea le condizioni perché tu possa esprimere il tuo massimo potenziale creativo ed intuitivo e del tuo codice binario valorizza lo “Zero”. Ti insegna non solo a capire ma anche a “sentire” l’informazione, imparando a discernere ciò che ti rappresenta e a difenderti dalla manipolazione.

In un’epoca nella quale l’individuo è spesso fragile e confuso,
lo “Zero” è un ottimo “punto di osservazione”,
per capire meglio il Mondo che stiamo vivendo.

 

 

Via da Matrix: messaggi in bottiglia aspettando il nuovo anno.

(4×33)
A proposito di “Zero” e di “Uno”.
Ma soprattutto di “Zero”.

Del nostro “codice binario” interno
(ne accenno qui: https://wp.me/p92tlW-78 ),
conosciamo bene la zona dell'”Uno”.
Un pò meno quella dello “Zero”.
Perché ne siamo facilmente distratti.
Perché le intuizioni che vengono da lì,
si corrompono al contatto con l’ambiente.
E diventano subito un’altra cosa,
più utile agli altri che a te.
Viviamo circondati da pensiero “comune”,
da convinzioni collettive,
che sono di tutti e di nessuno.
Politica, educazione, tecnologia,
comunicazione di massa, mercato.
Voci, parole, linguaggi diversi.
Eppure la sensazione di uno stesso “sapore”,
che ti allontana un pò da te.
Dal conoscerti meglio,
e dal prendere contatto con il tuo potere creativo.
Non c’è alcun complotto, né alcun progetto.
Semplicemente funziona così, da sempre.
Per dare a tutti la possibilità,
di cercare e trovare il proprio “Zero”.