Tecnologie dell’Intuizione/il workshop

Lo scopo del workshop è quello di formare i partecipanti all’utilizzo delle tecniche descritte nel saggio Tecnologie dell’Intuizione, applicandole ad un problema o ad un caso aziendale reale e contingente.

L’intuito non è la capacità “magica” di creare idee geniali ma l’abilità di rielaborare i problemi utilizzando tutti i nostri “sistemi operativi” contemporaneamente: quello logico-razionale, quello emotivo e quello sensoriale. Che è ciò che facciamo istintivamente nella nostra vita privata e che dimentichiamo sistematicamente di fare nella nostra vita professionale.

Intuire – da “intuitio-onis” / “guardare dentro” – è comprendere la natura di un problema o di una situazione dal suo interno seguendo un processo di INTEGRAZIONE (dei nostri strumenti conoscitivi), di IMMEDESIMAZIONE (ovvero di navigazione esperienziale del problema) e di DISSOLUZIONE del problema stesso, nel senso della sua riconfigurazione da un punto di vista più elevato e più consapevole, la cui soluzione sarà il naturale effetto collaterale della ridefinizione del problema.

Ad esempio: se noi fossimo “esseri” viventi a due dimensioni che vivono su un foglio di carta e ci trovassimo di fronte ad una riga nera che vogliamo oltrepassare, per quanto ci mettessimo a misurare la sua lunghezza, la sua larghezza e l’intensità del suo colore questo non ci aiuterebbe a risolvere il problema. Ma se potessimo osservare la situazione dal punto di vista di un “essere” a tre dimensioni allora ci accorgeremmo che il problema è del tutto banale…

Il workshop – di una giornata – prevede una parte teorica di inquadramento e una successione di attività ed esercizi pratici di riconfigurazione del problema contingente (rilevante per il team o per i partecipanti).

Il processo base consiste in tre fasi/movimenti: un-learning (ci liberiamo da ciò che già sappiamo in merito al problema), re-framing del problema e prototyping della soluzione.

L’ idea alla base del processo di lavoro è quella di ridefinire il modo in cui raccontiamo a noi stessi il problema che vogliamo risolvere da uno spazio non cognitivo, per superare le nostre personali proiezioni, giudizi e pregiudizi e ridisegnarlo da uno spazio più libero, creativo e ispirato. Per questo nel workshop vengono invitati artisti in grado di guidare i partecipanti nel loro spazio intuitivo personale e nell’utilizzo di linguaggi “diversi da quelli abituali”:

 


Intuizone e CLOWNERIE a cura di Roberta Bianchini.
“Il clown è il più nudo fra tutti gli artisti”
La maschera più piccola del mondo svela e amplifica ciò che vive dentro di noi, consente al pubblico di veder dentro, di intuēri. Il clown incarna il processo stesso dell’intuizione, scardina gli schemi dell’intelletto, si immerge fisicamente nel qui ed ora, nutrendosi dell’immediatezza, dell’esperienza e lasciandosi sorprendere dall’inaspettato. Quando, percorrendo una strada nuova, gli capita di inciampare, accoglie l’errore come possibile tappa del percorso e si rialza con rinnovata meraviglia verso il mondo.
Vivere il clown ci allena perciò a seguire le scintille di intuizione e osare la nostra creatività.

 


Intuizione e BIODANZA a cura di Ugo Rizzo
Il nostro spazio intuitivo nasce da una profonda libertà interiore sostenuta da una rigenerante libertà corporea, espressiva e relazionale. La pratica di Biodanza permette di riconnettersi integralmente ad entrambe queste libertà.

 


Intuizione e CREATIVITA’ a cura di Carlo Muttoni
La pittura primitiva era magica. La pittura antica era tecnica.
La pittura moderna è intuitiva.

Usare il mezzo artistico per esprimersi, oggi, è una formula anche usata dai terapeuti, o dai sostenitori della parte creativa del cervello. Il nostro mondo s’è impoverito infatti sotto la fiaccola dell’Illuminismo che, in partenza, doveva toglierci dalle tenebre della superstizione, ma che poi ci ha rinsecchiti sotto l’egida della razionalità e della scienza, e alla pretesa di spiegare attraverso il “dimostrabile”! Ecco perché oggi noi, figli di questo dio minore, eredi di questo magro lascito, impugniamo l’atto artistico come un grimaldello che sblocchi le nostre energie represse. E’ qui c’è un atto di ribellione, ancor prima che di liberazione.

 


Intuizione e DANZA a cura di Martina Franzini
Danzare è intuire un infinito oltre noi stessi. Chi non danza, non sa cosa accade. Per questo danzo, per incontrare la vita. Il pensiero è solo sul singolo passo. L’intuizione libera il successivo. Danzare appartiene a tutti, ma troppo spesso lo abbiamo dimenticato.


Intuizione e VOCE a cura di Alessandra Notarnicola
Intuire vuol dire cercare qualcosa dentro la propria interiorità e portarla fuori senza categorizzazioni, ma lasciando scorrere ciò che ha bisogno di fluire da un’ essenza fondante a una concretezza di un vissuto in divenire.
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Intuizione e SCULTURA a cura di Anna Torre
Ogni pietra ha la sua storia. Comincia da quando la trovo, attirata dal colore, dalla forma. Poi con scalpello e martello la provo, assaggio la sua durezza, la sua lavorabilità. La raccolgo, come un frutto della terra,come un regalo di quel luogo. Mi tiene compagnia per giornate intere. La guardo e la osservo, la giro e la muovo. Disegno e schizzo. La riguardo e guardo il mondo e la storia.
Improvvisamente si svela e tutto diventa chiaro. Martello e scalpello e tempo.
Un tempo e gesti che sanno di antico, che vanno alle radice del mondo.
Non sono sola: la pietra lavora con me. I suoi colori, le sue venature mi guidano
e mi costringono, qualche volta lottiamo, più spesso camminiamo affiancati.
La ricerca è finita, la pietra si è svelata, ma altre pietre erano lì vicino.
Mi guardano, le guardo e la storia ricomincia.

 

 

 

 

Guarda le slides che accompagnano la parte di esposizione e inquadramento teorico del workshop.